USA 2018 | WASHINGTON​ D.C.

Dopo aver percorso la California, aver fatto un salto nel Nevada e in Arizona, prendiamo un volo diretto nella East-Coast. Lasciamo San Diego la mattina all’alba. Appena svegli ci attendo un volo di circa 6 ore per attraversare gli Stati Uniti e raggiungere Washington D.C. 

Non è la prima volta che siamo in città infatti, nel 2010, avevamo fatto un gita da New York per scoprire la celebre capitale degli Stati Uniti ma, non contenti e fortemente motivati dagli anni passati a guardare Olivia Pope e dei suoi Gladiators, siamo tornati per visitarla meglio.

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La peculiarità di Washington è quella di sembrare, in alcuni spot, una cittadina Europea con edifici insolitamente alti. Le zone principali si susseguono in distanze più o meno ravvicinate e con il supporto della piccola linea metro è possibile spostarsi facilmente nei luoghi celebri.

Appena arrivati non resistiamo dalla tentazione di vedere il National Mall all’ora del tramonto, illuminato in una caldissima notte d’estate. Mentre l’elegante obelisco squarcia il cielo violaceo, in lontananza osserviamo il Campidoglio troneggiare con la sua candida cupola che risplende anche sul far della sera.

Attraversiamo il National Mall dove l’acqua calda della fontana giace, quasi palustre, assediata dai moscerini. Il caldo è opprimente ma saliamo gli ampi scalini del Lincoln Memorial per scattare una foto alla statua del 16° presidente. Un po’ sudati e stanchi dalla lunga giornata, non ci sentiamo eleganti come Kerry Washington ma, seduti sulla scalinata, osserviamo affascinati la prospettiva architettonica che si perde nella tarda sera della capitale.

 

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L’Embassy Row Hotel, il più bello e costoso degli hotel visitati durante tutto il viaggio, è situato vicino alla fermata di Dupont Circle, area centrale della città in cui ci sono numerose librerie, uno Starbucks e alcuni ristoranti easy in cui addentare deliziosi hamburger o prelibatezze fusion. Le tappe per una cena veloce ma gustosa?  Da BGR – The Burger Joint per un burger davvero strepitoso e da Beefsteak per gustare un’insalata rinfrescante e stagionale.

La prima mattina in città visitiamo il quartiere multiculturale di Adams Morgan. Anche se non è l’orario migliore, dato che tutti i locali sono chiusi, è certamente l’orario giusto per poter ammirare le colorate facciate illuminate dal sole e gli splendidi murales sparsi in tutta la strada. Il quartiere, nel corso della giornata, si anima fino a tarda notte offrendo svariati divertimenti come live music, cibo, cocktail, librerie e molto altro.

Raggiungiamo Georgetown, una vera e propria cittadina con i colori americani e una delle più antiche università degli Stati Uniti. L’università è in fermento per l’imminente ripresa dell’anno accademico e il via vai degli studenti è incessante. Usciti dall’elegante cortile si apre davanti a noi una lunghissima strada fatta di case dai colori pastello e numerosi negozi.

 

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Prima però ci fermiamo lungo la riva del fiume Potomac al Georgetown Waterfront. L’aria rilassata e soleggiata fa sembrare lontano il caos cittadino e poi, tornati sulla strada principale, ci perdiamo tra le casette in legno che sfoggiano fiere la bandiera stelle e striscie. Ordiniamo caffè e muffin da Dean & DeLuca per ritemprarci e accumulare l’energia necessaria per tornare a piedi al National Mall.

Torniamo al National Mall perché abbiamo prenotato i biglietti per visitare lo Smithsonian National Museum of African American History and Culture. Per accedervi è necessario prenotare i biglietti in anticipo dato che il museo è gratuito e c’è molta affluenza. La vendita inizia sul sito ufficiale alle 6.00 della mattina. E’ cosngiliato affrettarsi per assicurarsi un biglietto (anche se quando arriviamo distribuiscono biglietti ai passanti ndr). Questo splendido edificio contiene l’intera storia della cultura Afro-Americana, un percorso su quattro piani che analizza il viaggio, i soprusi e l’arrivo degli schiavi africani fino alle Black Panthers, la liberazione e la successiva scalata al successo mondiale attraverso la musica, la televisione e il cinema black.

 

 

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Passiamo qui alcune ore. Unica pecca, l’ala in cui Olivia Pope si ritira per riflettere negli episodi conslusivi di Scandal è in re-allestimento e quindi il mio sogno di visitarla, si è infranto. Il museo offre un’esposizione esaustiva ed estremamente interessante per scoprire e approfondire l’identità culturale afro-americana sin dai suoi inizi.

Un doveroso stop lo dedichiamo alla Casa Bianca perchè, per quanto Donald Trump non ci piaccia affatto, quel luogo è sufficientemente iconoco e rilevente – al di là del presidente in carica – da valere la pena di dargli un occhiatta. Appare un po’ più grande di quanto non la ricordassimo e ci piace un po’ di più.

Spuntiamo anche questa tappa breve nella capitale e ci prepariamo a ripartire, perchè il tempo a nostra disposizione è terminato. Adesso New York City ci attende!

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