ICELAND | REYKJAVIK

GIORNO #9
La mattina presto ci mettiamo in viaggio con direzione: Reykjavik.  Il viaggio è lungo e costeggiamo tutte la strada litorale che si affaccia sui fiordi. Come sempre il paesaggio incontaminato ci circonda e la colonna sonora del nostro Ipod ci accompagna in questa traversata. Ci fermiamo a Varmahlid, dove è situato un altro sito storico in cui sorge il Glambaer Museum. Le case hanno il tetto d’erba, sono bianche e hanno rifiniture gialle. In una giornata di sole pieno i colori risaltano in forte contrasto con il vivido verde e l’intenso blu.
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Nel pomeriggio arriviamo a Reykjavik ed inizia a piovere. Benché questo non sia il miglior modo di iniziare a scoprire la città, la curiosità ci spinge verso il centro. Gli edifici minimali e una lunga arteria principale ci guidano da una parte all’altra della capitale. Ci prendiamo il resto della giornata per girellare senza meta. Per quanto peculiare e atipica come metropoli, ci rendiamo subito conto che dobbiamo riformulare le nostre aspettative e godercela così piccola e dissimile da tutte le altre capitali Nordiche a cui ci siamo abituati. Riconsegnata l’auto vicino al porto ci soffermiamo ad osservare l’elegante Harpa, la sala concerti, che con il suo alveare architettonico fatto di vetro si specchia nel fiordo.
A tarda sera è arrivato il momento di entrare nella nostra casa per questa ultima tappa Islandese. Situata a pochi passi dal museo d’arte Kjarvalsstadir è calda e accogliente, arredata con uno stile spiccato. Proprio quello di cui avevamo bisogno per sentirci, ancora una volta, a casa.
GIORNO #10
Iniziamo la nostra giornata con la visita al museo Kjarvalsstadir, ampio e minimale ricorda molto una costruzione anni ’70, al suo interno le splendide opere di artisti locali che spaziano in rappresentazioni figurative visionarie o semplicemente narrative. Il bar dalle linee pulite serve caffè e dolci tipici, le vetrate guardano ad un ampio parco. Proseguiamo diretti in città e diamo un occhio ai numerosi negozi di chincaglierie per trovare le ultime calamite da attaccare al nostro frigo. Arriviamo all’elegante Municipio, costruito su colonne di cemento immerse nelle gelide acque del laghetto Tjornin frequentato da anatre e gabbiani. Dall’altro lato ci sono le belle villette a schiera a colori vivaci.
Il cielo grigio ci da tregua (per poco) e così ci mettiamo in coda per apprezzare dall’alto l’intera città. Per farlo saliamo i 76 metri della nota chiesa simbolo di Reykjavik, Hallgrimskirkja. Mentre al suo interno suona il celebre organo posizionato nel 1992, noi ci affacciamo dalle finestre per catturare con uno scatto i tipici e coloratissimi tetti delle casette Islandesi. Continuiamo con il nostro giro e proseguiamo con il museo d’arte contemporanea Listasafn, ci perdiamo per le vecchie strade della città e approdiamo nuovamente al porto.
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Arrivata l’ora di pranzo ci scaldiamo al tavolo di The Laundromat Cafè. Ordiniamo un burger vegetariano e del salmone con verdure, il conto è altissimo ma dopo tutti i panini on the road abbiamo deciso di concederci questo premio.  Successivamente saliamo su un bus diretto alla immaginifica casa museo dello scultore locale Asmundur Sveinsson, il Asmundarsafan.  Piccolo ma ammaliante l’edificio formato da elementi geometrici è totalmente bianco e ricorda le tipiche costruzioni mediterranee. La cupola osserva il giardino circostante popolato da statue che ripercorrono il percorso artistico dell’artista.
Prendiamo un altro bus per raggiungere il secondo simbolo della città, Perlan. Un futuristico punto di osservazione a vetri dal quale osserva la città in lontananza. L’aria inizia a rinfrescarsi e noi appollaiati a guardare il panorama riscaldiamo le mani l’uno dell’altro. Torniamo verso il porto per guardare il tramonto e scattare qualche foto con la scultura simbolo della città di Reykjavik. La celebre Solfar (Nave del Sole) che guarda il lungomare e accoglie i viaggiatori. Ordiniamo una pizza da asporto da Domino’s e la mangiamo al calduccio di casa.
ULTIMO GIORNO
La mattina la sveglia suona presto, ci dirigiamo alla fermata autobus per salire sul pullman diretto alla famosissima Blue Lagoon. Trascorreremo qui il nostro ultimo giorno in Islanda, a scaldarsi nell’acqua termale e a farci maschere di bellezza con i fanghi naturali locali. Sguazziamo nell’acqua, gustiamo dell’ottimo succo fresco e ci godiamo la gelida aria che si contrappone con il caldo del vapore acqueo. Non resistiamo all’idea e ci lasciamo immortalare in una pessima foto ricordo.
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Trascorse più di quattro ore, le nostre dita somigliano ad uva passa e così torniamo in città. Pranziamo, facciamo una costosissima merenda da Te & Kaffi e girelliamo per assaporare tutta l’atmosfera di Reykjavik un’ultima volta. Il sole scende lanciando la sua fulgida luce aranciata contro le nuvole che percorrono il cielo indisturbate. La città si tinge di mille colori e le luci accese nelle case rendono l’intero panorama più suggestivo e caratteristico. Sono le 21, i ristoranti e i bar si riempiono, noi torniamo ancora una volta al porto per guardare l’imbrunire.
I bagagli ci attendono e la sveglia suonerà nel mezzo della notte. Torniamo a casa con un bagaglio emozionale molto più grande.

English Version

DAY #9

Early in the morning we travel heading to Reykjavik. The journey is long and we coast along the coast road that overlooks the fjords. As always, the pristine landscape surrounds us and the soundtrack of our Ipod lead us in this crossing. We stop at Varmahlid, where there is another historic site where the Glambaer Museum is located. The houses have grass roofs, are white and have yellow trim. On a sunny day the colors stand out in strong contrast with the natural vivid green and the intense blue.

In the afternoon we arrive in Reykjavik and it starts to rain. Although this is not the best way to start discovering the city, curiosity pushes us towards the center. Minimal buildings and a long main road lead us from one side of the capital to the other. We take the rest of the day to wander aimlessly. As peculiar and atypical as a metropolis, we immediately realize that we must reformulate our expectations and enjoying it so small and unlike all the other Nordic capitals to which we are accustomed. Returning the car near the port we pause to observe the elegant Harpa, the concert hall, which with its architectural beehive made of glass is reflected in the fjord.

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Late in the evening it was time to enter our home for this last Icelandic stop. Located a few steps from the Kjarvalsstadir art museum, it is warm and welcoming, furnished in a striking style. Just what we needed to feel, once again, at home.

DAY # 10

We start our day with a visit to the Kjarvalsstadir museum, which is spacious and minimal, reminiscent of a building of the ’70s, inside there are splendid works of local artists ranging in visionary representations or simply narrative. The bar with clean lines serves coffee and typical cakes, the windows look to a large park. We continue straight into the city and we take a look at the numerous shops of trinkets to find the latest magnets to hang on our fridge. We arrive at the elegant Town Hall, built on concrete columns immersed in the icy waters of the Tjornin pond frequented by ducks and gulls. On the other side there are the beautiful terraced houses in bright colors.

The gray sky gives us respite (for a while) and so we queue up to appreciate the whole city from above. To do this we climb the 76 meters of the famous symbolic church of Reykjavik, Hallgrimskirkja. While inside plays the famous organ positioned in 1992, we look out of the windows to capture with a click the typical and colorful roofs of the Icelandic houses. We continue with our tour heading to the Listasafn contemporary art museum, we get lost on the old streets of the city and once again arrive at the port.

It’s lunch time so we warm up at the table of The Laundromat Cafè. We order a vegetarian burger and salmon with vegetables, the bill is very high but after all the sandwiches on the road we had, we decided to give us this award. Then we get on a bus to the imaginary house museum of the local sculptor Asmundur Sveinsson, the Asmundarsafan. Small but bewitching, the building consisting of geometric elements is totally white and recalls typical Mediterranean buildings. The dome observes the surrounding garden populated by statues that trace the artist’s artistic journey.

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We take another bus to reach the second symbol of the city, Perlan. A futuristic glass observation point from which to observes the city in the distance. The air starts to cool off and we perch warmly to watch the landscape warm our hands together. We return to the port to watch the sunset and take some pictures with the symbolic sculpture of the city of Reykjavik. The famous Solfar (Sun Voyager) overlooking the promenade and welcoming travelers. We order a takeaway pizza at Domino’s and eat it in the warmth of the house.

LAST DAY

In the morning the alarm rings early, we head to the bus stop to get on the bus to the famous Blue Lagoon. We will spend here our last day in Iceland, to warm up in the thermal water and to make beauty masks with the local natural mud. We squeeze in the water, enjoy the excellent fresh juice and enjoy the icy air that contrasts with the heat of the vaporing water. We can not resist the idea and we let ourselves be immortalized in a very bad souvenir photo.

More than four hours passed, our fingers look like raisins and so we go back to the city. We have lunch, we have a very expensive snack at Te & Kaffi and we walk around to enjoy the whole atmosphere of Reykjavik one last time. The sun goes down launching its bright orange light against the clouds that run undisturbed through the sky. The city is tinged with a thousand colors and the lights on in the houses make the whole landscape more evocative and characteristic. It’s 9 pm, the restaurants and bars are full, we come back to the harbour once again to watch the dusk.

Luggage awaits us and the alarm will sound in the middle of the night. We will return home with a much bigger emotional baggage.


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