ICELAND|EGGILSTADIR + MYVATN + DETTIFOSS

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GIORNO #5

Appena svegli non resistiamo dal desiderio di fare nuovamente visita al porto di Hofn. Il sole splende già luminoso, le poche barche sono ancora ormeggiate e la timida vita locale sembra in leggero fermento. Facciamo un po’ di scorte da Nètto, uno dei  supermercati nazionali dove tutto costa troppo. Il formaggio a fettine può costare anche 18€ e una bottiglia di acqua ne costa circa 3; non si sfugge mai dai prezzi folli Islandesi. Caricata l’auto, intraprendiamo il lungo viaggio attraverso la litorale dell’Austurlandir che ci permetterà di vedere le piccole cittadine affacciate sui fiordi. Allungheremo di qualche km il nostro percorso ma entreremo maggiormente in contatto con la realtà del posto.
Così nel tragitto che costeggia gli splendidi fiordi dell’Ovest, ci lasciamo rapire dai paesaggi incontaminati, dalle cittadine portuali di Djupivogur, Fjardabyggd, Stodarfjordur. Nella prima è presente una vecchia locanda affacciata sul porto che serve cibo tipico e torte ricoperte di panna dall’aspetto un po’ stravagante e poco invitante. Lungo tutto il nostro tragitto abbiamo visto una quantità di pecore libere che mangiano, oziano, si arrampicano e attraversano le strade ordinatamente. Sono allo stato brado e nessuno sembra prendersene davvero cura. Sono libere come lo è l’intera Isola, ma fino all’inverno quando vengono raggruppate e guidate in un posto sicuro per proteggerle dal freddo glaciale.
Le nuvole si fanno spazio nel cielo e il grigiore diventa sempre più fitto, fino a quando arrivati a Eggilstadir non inizia a piovigginare. Eggilstadir è una cittadina piuttosto animata rispetto a quelle visitate fino ad adesso ma l’attrazione principale è una grande foresta di alberi provenienti da tutto il mondo, oltre agli Abeti nani che nascono – se pur poco – naturalmente in Islanda. La foreste si espande per molti km e prevede alcuni percorsi di diversa difficoltà, noi intraprendiamo uno dei più semplici che ci guida lungo la spiaggia di sassi che guarda al famigerato lago Lagarfljòt, dove si dice si nasconda da secoli un drago acquatico. Il lago è circondato da alte montagne e da piccoli agglomerati di case. La nebbia, gli abeti e il lago rendono mistica l’atmosfera tanto che all’improvviso sembra di essere piombati in un freddo giorno d’inverno.

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Non lontano da qui sorge l’impronunciabile Fljotdalshreppur, un’altissima montagna che, al suo interno, cela una cascata così grande che si interrompe in ben tre punti. Benché sia spaventato all’idea di salire per 650 mt a piedi – munito solo della forza di volontà – iniziamo la nostra camminata.  La cascata è così lontana che attraversiamo tre cancelli che indicano e delimitano il percorso. La pioggerella è battente ma lo spettacolo è sorprendente. Ad un certo punto, voltandoci indietro, non è più possibile vedere il percorso a ritroso né il parcheggio in cui abbiamo lasciato l’auto. Camminiamo per un’ora tra le rocce e il terriccio, e stiamo attenti a non cadere vittime dei burroni mentre li costeggiamo. Sorpassiamo la prima e la seconda cascata fino ad arrivare alla più grande e alta delle tre: la Fardagafoss.
Questa prova atletica e il tardo pomeriggio sembrano essere sufficienti per ritirarci finalmente ad un meritato relax.  Passeremo la notte in una deliziosa baita shabby-chic: la Kalda Lyngholt Home. Un sogno di legno grezzo nascosto in un’atmosfera rilassata, attorniata da un giardino rigoglioso e dalle montagne. Fino ad ora abbiamo scoperto che gli Islandesi sono algidi come i loro ghiacciai. Si limitano a una distaccata cordialità e mantengono le distanze con determinazione; ma i nostri host di Eggilstadir sono pronti a farci ricredere.
Appena arrivati ci chiedono se vogliamo beneficiare di sauna e jacuzzi. All’unisono gridiamo un “si” deciso e lasciati i bagagli nella baita siamo pronti per godercela. Il nostro host ci riscalda la sauna e la jacuzzi, ci spiega come usarle e ci racconta di aver costruito tutto con le sue mani. Ci intrattiene con i racconti dei turisti asiatici che amoreggiano tra le frasche del giardino durante l’aurora boreale e poi ci saluta. Benché fuori siano appena 8° siamo gasatissimi e pronti a goderci questa atmosfera montanara in maniera totale. Usciamo in costume e finissimi accappatoi in cotone a nido d’ape, pronti per sudare con gli oli essenziali di pino e ad immergerci nell’acqua geotermale dal forte odore sulfureo a 40 gradi.
La baita è così confortevole che vorremmo poter rimanere più a lungo. Ceniamo intorno al tavolo e a tarda sera beviamo una tisana sul patio coperti da pesanti panni di lana. La notte qui il cielo è più scuro del solito, la candela illumina il patio nel silenzio e noi ci sentiamo già pronti per una ristorante dormita.

GIORNO #6

La mattina partiamo diretti a Myvatn, uno dei grandi laghi dell’isola. Sulla strada carichiamo un autostoppista, come abbiamo già fatto altre volte durante il nostro percorso. Lui è diretto a Dettifoss: la cascata più grande d’Europa. Decidiamo che non possiamo davvero perderla e portiamo il nostro passeggero direttamente alla meta. Dettifoss, con i suoi 44mt di altezza e i 100m di larghezza, è situata nel canyon di Jokulsargljufur ed è davvero uno spettacolo sorprendente. Tutta la sua portentosa potenza confluisce con forza nella gola rocciosa e selvaggia. Rimaniamo rapiti ad osservarla mentre una fitta pioggerella si alterna al sole. A poca distanza da quest’ultima, sorge anche la cascata di Selfoss – più piccola ma forse più bella e peculiare di quelle viste fino ad adesso. E’ alta solo 14mt ma sgorga in più punti da un ferro di cavallo roccioso, lo stesso dal quale la si può osservare da diverse angolazione in tutto il suo splendore. La forza dell’acqua e il colore turchese distolgono lo sguardo dal paesaggio brullo e incontaminato circostante.

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Più tardi arriviamo a Namafjall, il parco geotermale della zona. Intorno a noi dune di terra color mattone, giallo e bianco, macchie verdastre e piccole montagne dalle quali escono vapore e forte odore di zolfo.La superficie del parco somiglia assolutamente a come immagino sia il pianeta Marte. Stentiamo a credere di non essere sul set di un film hollywoodiano. Percorriamo il parco in lungo e in largo e cogliamo l’occasione di scattare numerose foto ai sorprendenti dettagli che ci circondano.

Ripartiamo alla volta del celebre vulcano Hverfjall, nero come la pece e alto ben 420mt. Saliamo lungo la costola del vulcano e dal punto più alto ci fermiamo ad ammirare il cratere che giace quieto. Circolare nella forma e con un diametro di circa 1km, esso è costellato di piccoli e grandi rocce. Il cielo grigio è in perfetto pendant con tutto il resto, la sabbia vulcanica e il paesaggio che si estende all’infinito verso l’orizzonte. Scesi a valle ci ritagliamo qualche minuto per consumare il nostro panino al sacco e, per quanto ormai sia anche solo spiacevole l’idea di mangiare l’ennesimo toast prosciutto e formaggio, dopo una scarpinata così la fame è incontenibile.

Prima del meritato relax di oggi, ci perdiamo nel percorso circolare dello Dimmuerborgir, il famigerato giardino di Elfi e Troll. Il parco è un labirinto di formazione lavica a più percorsi, la vegetazione spazia da betulle nane a piante grasse e al suo interno si trova la chiesa Kirkjan. Secondo le leggende islandesi rappresenta il luogo in cui il mondo degli uomini e degli inferi convergono; inoltre è una delle location di alcuni episodi di Game of Thrones e Giovanni non vuole assolutamente perdersela.

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E’ l’ora del tramonto ed è anche l’ora del nostro primo bagno nell’acqua termale Islandese. Benché le più note siano le calde terme della Blue Lagoon, quelle di Myvatn sono altrettanto belle e forse più peculiari. Dopo una breve doccia obbligatoria, ci immergiamo nell’acqua bollente. Il venticello gelido e l’acqua calda sono gli elementi perfetti per ritemprare il corpo e se il sole tramonta all’orizzonte proprio davanti a noi, non potremmo davvero chiedere di meglio. Facciamo la spola tra l’acqua a 32° a quella che tocca i 40°, il passaggio è un vero e proprio shock termico ma se è vero che la pelle ringiovanisce con il freddo direi che vale la pena. Ci tratteniamo per un’oretta e mezza, fino a quando le dita delle nostre mani non assomigliano a uva passa.

Quando il sole inizia a spegnersi dietro le montagne nere in lontananza, noi raggiungiamo la guest-house di Vallakot: una tipica casa in aperta campagna costeggiata da verdi vallate. Sulle pareti sono conservate le foto di famiglia, l’arredamento è minimale ma tipicamente islandese. La signora che ci ospita è gentilissima e ci mostra la nostra ampia camera con una finestra che guarda al giardino. Ci sentiamo davvero degli Islandesi immersi nella natura incontaminata.

ENGLISH VERSION

DAY#5

As soon as we wake up we do not resist the desire to visit again the port of Hofn. The sun shines bright, the few boats are still moored, and the timid local life seems awakening slowly.  We do some grocery shopping at Nètto, one of the national supermarkets where everything costs too much. Sliced cheese can also cost 18 euros and a bottle of water costs about 3; you never miss the insane Icelandic prices. Loaded the car, we start our long journey through the coast of Ausurland, which will allow us to see the small towns facing the fjords. We will stretch a few kilometers to our path but we will be more in touch with the local places.

So, on the road that runs through the beautiful West Fjords, we pass by the unspoiled landscapes of Djupivogur, Fjardabyggd, Stodarfjordur harbors. In the first one there is an old inn overlooking the harbor serving typical food and creamy pies with a slightly extravagant and uninviting look. Along our way, we saw a lot of free sheeps eating, climbing, and crossing the streets neatly. Nobody seems taking care of them.  They are free as is the whole Island – but just until the winter, when they are grouped and driven into a safe place to protect them from the glacial cold.

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The clouds make room in the sky and the grey gets dense, until we arrive at Eggilstadir and it start drizzles. Eggilstadir is much cheerful than the cities visited so far. The main attraction is a large forest of trees from all over the world, in addition to the dwarf firs that are born naturally in Iceland. Forests stretch for many kilometers and provide with some paths of different difficulty, we undertake one of the simplest which leads us along the pebble beach overlooking the notorious Lagarfljòt lake, where it is said that for centuries a dragon has been hidden into the water. The lake is surrounded by high mountains and small agglomerations of houses. The fog, the fir trees and the lake make the atmosphere so mystical that suddenly it seems to be plunged into a cold winter day.

Not far from here rise the unmistakable Fljotdalshreppur, a very high mountain that hides such a large waterfall that breaks in three paths. Though I am frightened at the idea of ​​climbing up for 650 feet, we begin our walk. The waterfall is so far away that we cross three gates that point and delimit the path. The drizzle is knocking but the view is amazing. At some point, even turning back, we can no longer see the backward path or the parking lot where we left the car. We walk for an hour between the rocks and the soil, and we are careful not to fall victim to the ravines as we walk them through. We surpass the first and the second waterfall until we reach the largest and highest of the three: the Fardagafoss.

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61BThis athletic test on late afternoon seems to be enough to finally relax. We will spend the night in a delightful shabby-chic lodge: the Kalda Lyngholt Home. A raw dream-lodge made of wood hidden in a relaxed atmosphere, surrounded by a lush garden and mountains. Until now we have noted that Icelanders are algae like their glaciers. They are limited to a detached cordiality and keep distances with determination; but our Eggilstadir hosts are ready to make us chewed up.

As soon as we arrive they offer us to enjoy sauna and jacuzzi. In unison we say “yes”! Once left the luggage in the lodge we are ready to relax. Our host warms up the sauna and jacuzzi and explains to us how to use them. He tell us that he has built everything with his hands. He entertain us with funny stories of Asian tourists that make love hiding in the garden bushes during the Northern Sunrise and then greets us. Although 8 degrees, we are happy and ready to enjoy this mountainous atmosphere. We go out in swimsuit and very fine honeycomb robes, ready to sweat with essential pine oils and immerse ourselves in geothermal water with strong sulfuric smell at 40 degrees.

The lodge is so comfortable that we would like to be able to stay longer. We eat around the table and in the late evening we drink a tea on the patio covered with heavy woolen cloth. The night here the sky is darker than usual, the candle illuminates the patio in silence and we feel ready for a sleepy night.

DAY #6

In the morning we head to Myvatn, one of the great lakes on the island. On the road we load a hitchhiker, as we have done other times during our journey. He is headed to Dettifoss, the largest waterfall in Europe. We decide that we can not really lose it and bring our passenger directly to the goal. Dettifoss, with its 44mt height and 100m wide, is located in the Jokulsargljufur canyon and is truly a spectacular sight. All its mighty power flows into the rocky and wild gorge. We are reluctant to observe it while a dense rain drops in the sun. Not far from the latter, there is also the Selfoss waterfall – smaller but perhaps more beautiful and peculiar than the ones seen up to now. It is only 14mt high but it flows into several points by a u-shaped rock, the same from which it can be seen from different angles in all its splendor. The strength of water and turquoise color distract from the bushy and unspoiled landscape around.

Later we arrive at Namafjall, the geothermal park in the area. Around us, red yellow and white dunes, green patches and small mountains with steam and strong smells of sulfur. The surface of the park resembles absolutely how I imagine the planet Mars. We believe we are not on the set of a Hollywood movie. We walk through the park long and wide and take the opportunity to take numerous photos to the amazing details that surround us.

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We are heading to the famous Hverfjall volcano, black as the stem and high 420mt high. We climb along the volcano’s rib and from the highest point we stop to admire the crater lying quietly. Circular in shape and with a diameter of about 1km, it is dotted with small and large rocks. The gray sky is in perfect pendant with all the rest, volcanic sand and the landscape extending infinitely to the horizon. Down the valley we eat our sandwiches and, although it is just unpleasant for us to eat yet another ham and cheese panini, after we hiked so much we desperately need to eat something.

Before today’s well deserved relaxation, we get lost in the circular path of Dimmuerborgir, the infamous garden of Elves and Trolls. The park is a labyrinth of lava formation on several routes, vegetation ranges from dwarf birches to fatty plants and inside it is the Kirkjan church. According to the Icelandic legends, it is the place where the world of men and hell converges; is also one of the locations of some of Game of Thrones’ episodes and Giovanni does not want to miss it.

Sunset has come and it’s time for us to have our first bath in the Icelandic thermal water. Though the most famous are the warm baths of the Blue Lagoon, Myvatn‘s are just as beautiful and perhaps more peculiar. After a brief mandatory shower, we dive into boiling water. The frosty wind and hot water are the perfect elements to regenerate the body and with the sun sets over the horizon right in front of us, we could not really ask for better. We dive between the water at 32 ° to the 40 °, the passage is a real thermal shock but if it is true that the skin rejuvenates with the cold I would say that it is worth it. We hold for one hour and a half, as long as the fingers of our hands do not look like raisins.

When the sun starts to turn off behind the black mountains in the distance, we reach the Vallakot guest house, a typical open country house surrounded by green valleys. On the walls are preserved family photos, the decor is minimal but typically Icelandic. The lady who hosts us is very kind and shows us our large room with a window overlooking the garden. We really feel Icelanders immersed in unspoiled nature.

To be continued….

NEXT STOP > AKUREYRI

 

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