ICELAND | HVERAGERDI + THINGVELLIR + SKOGAFOSS

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L’Islanda rappresenta la meta di una vita per Giovanni che sin da piccolo sognava di approdare in terra Norrena. Dopo aver posticipato almeno un paio di volte – per il Giappone e per gli Usa – con l’arrivo del suo trentesimo compleanno, la fredda Isola all’estremo nord era la meta obbligatoria per l’estate. Dopo una lunga attesa è arrivato il momento di partire. Muniti di giacche a vento, calzamaglia, terribili scarponcini da trekking e un infallibile piano di viaggio, partiamo diretti a Nord!

Il budget contenuto e gli altissimi costi Islandesi ci hanno costretti a prenotare in largo anticipo e calibrare attentamente tutte le spese. Infatti, trascorriamo i primi 3 giorni a Londra per volare su un economico Easy-Jet diretto a Reykjavik. Parte proprio dall’aeroporto della capitale Islandese, il nostro tour on the road alla scoperta della terra del fuoco e del ghiaccio, attraverso i contrasti naturali e i misteri arcaici.

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E’ mattina presto e seduti su una comoda KIA 4×4, siamo pronti ad affrontare il lungo viaggio attraverso la Ring, la principale strada d’Islanda che attraversa l’intera isola con un anello stradale a due corsie che percorre l’intero perimetro e collega le diverse regioni. Al di sopra di ogni aspettativa, il panorama così estremo ci sorprende subito con i colori delle montagne, delle rocce, dell’acqua e del cielo che si fondono insieme nella mutevole naturalezza delle forme più disparate. La temperatura esterna è di 12° e il sole ci assiste mentre percorriamo la strada costiera 427. Ci soffermiamo ad osservare le verdeggianti rocce di Gridavìk, poi ci dirigiamo verso il nostro primo stop: Hveragerði, una piccola cittadina – a sudovest dell’isola – nella quale sorge il Geothermal Park Hveragardurinn. Il parco ospita un breve percorso attorno all’acqua bollente, l’ odore sulfureo si espande con forza quando la pioggia inizia a scendere costante, così ci rifugiamo nella serra per gustare un te caldo nell’attesa di vedere l’attività del geyser. Ogni 20 minuti circa un getto di aqua caldissima raggiunge i 10 metri di altezza e poi riposa fino al prossimo slancio.

Facciamo la spesa in uno dei super-mercati a “buon” prezzo come consigliato da amici e dai viaggiatori del web. Il cibo sembra esser molto costoso e poco allettante da queste parti, sopratutto se non si ama la carne; quindi mangiamo il nostro toast e ripartiamo alla volta del Parco Nazionale di Thingvellir. Oltre ad essere considerato Patrimonio dell’Umanità e parte del Circolo d’Oro d’Islanda, in questo luogo (nel 930) venne fondato il primo parlamento del mondo. Gli Islandesi e i suoi scrittori amano Þingvellir per la sua storia e per la sua bellezza. Noi impavidi attraversiamo tutta la Almannagjà, il canyon o frattura dovuta alla deriva dei continenti, osserviamo da vicino la splendida cascata di Öxaráfoss e passeggiamo ai lati del fiume che sfocia nel grande lago Thingvallavatn.

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Il cielo grigio incornicia con forza l’intero paesaggio. Le grandi rocce scure a macchie bianche sono interrotte da muschio rigoglioso mentre la prepotente acqua della piccola cascata emette una flebile nebbia. Saliamo fino al punto più alto per guardare il parco in tutta la sua nordica bellezza. Nel cuore di Thingvellir sorge la piccola chiesa omonima che con il suo tetto grigio e le sue finestre color verde pastello svetta minuta tra gli abeti.

A circa 1 ora da qui sorge la splendida Gulfoss, la celebre Cascata Dorata. Spettacolare e impetuosa si forma dal fiume glaciale Hvìtà e compie un salto di 31metri. Scattiamo foto a più non posso ma niente sembra bastare per immortalare la bellezza della sua naturale forza. Non lontano da qui è situata la guest-house di cui saremo ospiti. Il Menji Kjanholt B&B è davvero delizioso ma dopo un bagno caldo crolliamo esausti nella nostra stanza.

GIORNO #2

La mattina seguente il vento ha spazzato via le nuvole e fuori splende il sole. Scesi per la colazione troviamo uno spettacolare banchetto degno della più trendy delle riviste di Interior Design.  Dalla finestra la vista è splendida e, sul tavolo, tutto è disposto in maniera impeccabile: Il pane appena sfornato, il caffè caldo, le marmellate fatte in casa, i cereali fatti con bacche del luogo, il succo di arancia, del delizioso latte fresco e molto altro. Questa è la colazione ideale! Usciamo al freddo della mattina per godere dell’incontaminata bellezza che ci circonda: l’aperta “campagna” tra i cavalli e il silenzio assoluto. Sistemati i bagagli siamo pronti per ripartire alla volta di Geysir.

Situato nella valle di Haukadalu, Geysir è il più famoso dei gayser attivi nel paese. La sua eruzione è esplosiva e può spingersi fino ad 80 metri. Rapiti aspettiamo di vederlo eruttare per scattare una foto e quando il getto colpisce l’aria, l’entusiasmo è incontenibile. Non siamo così fortunati da vedere l’occhio, una vera e propria bolla d’acqua che intrappola il getto, ma saltiamo in auto assolutamente soddisfatti.

La nostra meta di oggi è la celebre cascata di Skogàr,  trascorreremo proprio lì le prossime due notti, in un piccolo ostello di fianco alla cascata. Ma il nostro tragitto è costellato di cose da non perdere, così ci fermiamo a Selfoss, una minuscola cittadina con circa 8.000 anime, nota per le sue casine affacciate sul fiume Ölfusá e per la pesca del salmone. Il fiume color acquamarina costeggia il paese e bagna i piedi della chiesa prima di roteare su se stesso e sfociare nell’Oceano Atlantico. Girelliamo in città per constatare che è un giorno di festa nazionale e che tutto è chiuso, comunque le attività sono ben poche e quindi dopo aver fotografato le casette più caratteristiche torniamo all’auto. Davanti a noi un Domino’s Pizza e visto il sole e i giardinetti con panchine che si affacciano sul fiume, ordiniamo una costosa pizza all’americana con doppio formaggio per pranzo.

Proseguiamo per Eyrarbakki, un villaggio di pescatori che conserva tutto il fascino di un tempo. Il paesino conta solo 569 abitanti e sembra quasi una città fantasma, ma basta addentrarcisi un po’ per osservare il modo quieto in cui scorre la vita locale. La chiesa svetta tra i tetti colorati delle casine circostanti e l’unica strada che c’è attraversa tutto il villaggio. Salendo le scalette in legno si può raggiungere una piccola promenade dalla quale si osserva l’Oceano. Il sole è più caldo del solito qui e la gente del luogo coglie l’occasione per riverniciare la staccionata, intrattenersi in giardino e godersi quel poco di estate Islandese.

Tornati in strada troviamo la bellissima cascata di Seljalandsfoss che può essere attraversata. Poi raggiungiamo Seljavallalaug in cerca della piscina di acqua calda all’aperto. Camminiamo circa 20 minuti tra le grandi rocce, ai nostri lati le ripide montagne, da un lato troneggiano rocce ombreggiate mentre dall’altro una lunga vallata verdeggiante si lascia illuminare dal sole specchiandosi nel ruscello. Approdati alla celebre piscina ci accorgiamo di non avere con noi il costume ma a dirla tutta, l’acqua appare un po’ troppo torbida per saltarci dentro spensieratamente. 

Più tardi ci fermiamo al ludico e bruttino Museo delle Saghe, se pur non imperdibile è la perfetta pausa per una lunga giornata. Dopo aver avvistato il vulcano Eijafjallajokull, siamo davvero pronti per approdare alla meta. Fatto il check-in nel nostro costosissimo Ostello, ci spingiamo sotto la cascata di Skogafoss e lasciamo che le gocce di aqua gelida ci punzecchino. Instancabili decidiamo di salire i 700 gradini che ci dividono dall’apice del getto d’acqua. Intanto il sole ha iniziato la sua discesa e ormai il cielo è grigio con pennellate che virano al rosa. La temperatura scende e il rumore della cascata – che salta per ben 60 metri – riecheggia tutto intorno. I backpackers più coraggiosi montano la loro tenda ai piedi di Skogafoss, mentre noi ci pregustiamo un piatto caldo: noodles già pronti da scaldare con l’acqua.

Prima di dormire pianifichiamo il giorno seguente e per farlo usciamo a prendere un caffè Americano sulla terrazza del ristorante. Tutto è perfetto. Il silenzio, l’acqua che scorre e la luna che illumina la sera mai troppo scura.

ENGLISH VERSION

Iceland is the goal of a lifetime for Giovanni who dreamed of landing on Norren land since his childhood. After having delayed this trip – at least a couple of times – for Japan and the US – with the coming of his thirtieth birthday, the cold island at the far north was the mandatory destination for the summer. After a long wait it is time to leave. Equipped with windbreakers, terrible trekking boots and an unmissable travel plan, we head to the North!

The low budget and the high Icelandic costs forced us to book carefully and in advance to calibrate all the expenses. In fact, we spend the first 3 days in London to fly on a cheap Easy-Jet flight to Reykjavik. Once landed at the Icelandic capital’s airport, we start our tour on the road to the discover the land of fire and ice, through natural contrasts and archaic mysteries.

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It is early in the morning and seated on a comfortable KIA 4×4, we are ready to face the long journey through the Ring, the main Iceland road that crosses the entire island with a two-lane road ring that runs through the entire perimeter and connects the different regions. Above all expectations, such an extreme panorama surprises us immediately with the colors of mountains, rocks, water and sky that blend together in the changing naturalness of the most diverse forms. The outside temperature is 12 degree and the sun will assist us while we walk along the coastal road 427. We stop to  look at the verdant rocks of Gridavik, then we heading to our first stop: Hveragerði, a small town – southwest of the island – in which stands the Geothermal Park Hveragardurinn. The park houses a short path around the hot water, the sulfur smell expands strongly when the rain begins to descend steadily, so we take refuge in the greenhouse to enjoy a warm heat while waiting to see the activity of the geyser. Every 20 minutes a hot water spring reaches 10 feet high and then rest until the next jet.

We do grocery shopping in one of the super-markets at “good” price as recommended by friends and web travelers. Food seems to be very expensive and unattractive in these parts, especially if you do not love meat; we lunch with our toast and then we head to  the Thingvellir National Park. In addition to being considered a World Heritage Site and part of the Golden Circle of Iceland, in this place (in 930) was founded the first parliament of the world. Icelanders and their writers love Þingvellir for its history and beauty. We walk through Almannagjá, the canyon or fracture dividing two continents, we look closely at the wonderful Öxaráfoss waterfall and walk to the side of the river that flows into the great Thingvallavatn lake.

Moricci-Iceland-25Moricci-Iceland-23Moricci-Iceland-26The gray sky frames the entire landscape. Large dark-white rocks are interrupted by lush moss, while the overwhelming water of the small waterfall emits a mild fog. We climb up to the highest point to watch the park in all its Nordic beauty. In the heart of Thingvellir lies a little namesake church  that with its gray roof and its pastel-colored green windows stands out among the fir trees.

About 1 hour from here stands beautiful Gulfoss, the famous Golden Waterfall. Spectacular and impetuous is formed by the glacial river Hvita and make a 31m high jump. We take a lot of photos but nothing seems to be enough to capture the beauty of its natural strength. Not far from here is the guest house we will be guests. The Menji Kjanholt B & B is really delightful but after a hot bath we fall asleep in our room.

DAY #2

The following morning the wind swept away the clouds and the sun shone out. At breakfast we find a spectacular banquet worthy of the most trendy Interior Design magazines. From the window the view is gorgeous and on the table everything is impeccably arranged: freshly baked bread, hot coffee, homemade jams, cereals made with local berries, orange juice, delicious fresh milk and so on. This is the ideal breakfast! We go out in the cold of the morning to enjoy the uncontaminated beauty that surrounds us: the open “countryside” between the horses and the absolute silence. Once we packed up our luggages we are ready to go back to Geysir.

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Located in the Haukadalu valley, Geysir is the most famous gayser in the country. Its eruption is explosive and can go up to 80 mts. We wait to watch it springs and take a snap, and when the jet hits the air the enthusiasm is incontrovertible. We are not so lucky to see The Eye, a real bubble of water that traps the jet, but we jump in the car totally satisfied.

Today’s destination is Skogar’s famous waterfall, we will spend the next two nights there in a small hostel next to the waterfall. But our journey is dotted with things not to be missed, so we stop at Selfoss, a tiny town with about 8,000 souls, known for its casements overlooking the Ölfusá River and salmon fishing. The aquamarine river crosses the country and baths the feet of the church before it spins on itself and flows into the Atlantic Ocean. We go down-town to see that it is national holiday and that everything is closed, however the activities are very few and so after photographing the most typical houses we return to the car. In front of us a Domino’s Pizza restaurant and since the sun is shining and the garden has benches overlooking the lake, we order an expensive American pizza with double cheese for lunch en plein air.

We continue to Eyrarbakki, a fishing village that retains all the charm of the past. The village has only 569 inhabitants and looks almost like a ghost town, but just walking through it we observe the quiet way in which the local life flows. The church stands out among the colorful roofs of the surrounding houses and the only road crossing the village. By climbing the wooden steps you can reach a small promenade from which you can see the Ocean. The sun is warmer than usual here and the locals take the opportunity to paint the fences, entertain themselves in the garden and enjoy that little Icelandic summer.

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Back in the street we find the beautiful Seljalandsfoss waterfall that one you can kind-of walk through. Then we reach Seljavallalaug in search of the outdoor hot water pool. We walk about 20 minutes between the big rocks, on our sides the steep mountains, on the one hand dominate shaded rocks, while on the other a long green valley is lapped by the sun reflecting in the brook. Arrived at the famous swimming pool we realize we do not have the swimsuit but to say it straight forward: the water looks a little too turbid to jumping in carefree.

Later, we stop at the ludic and ugly The Saga Museum. After seeing the Eijafjallajokull volcano, we are really ready to reach the hostel. After check-in in our expensive Hostel, we walk to the Skogafoss waterfall and letting the cold water drops catching us. Tireless we decide to climb the 700 steps that divide us from the apex of the water jet. Meanwhile, the sun started its descent, and now the sky is gray with brushstrokes fading to pink. The temperature drops and the cascade noise – jumping for 60 meters – echoes all around. The bravest backpackers build their tent at Skogafoss’s feet but not us. We wait for a hot plate: ready-made noodles.

Before we sleep we plan on the next day and to do so we go out on the porch and drink American coffee. All is perfect. The silence, the flowing water and the moon that illuminates the evening never too dark.

To be continued….

NEXT STOP > VIK + BLACK SAND BEACH

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