MOROCCO | MARRAKECH

Sempre più spesso il desiderio di conoscere realtà diverse da quella Italiana, ci spinge verso nuovi orizzonti. E benché il nord Europa sia sempre una meta prediletta – così come gli States e la benamata Londra – questa volta volevamo qualcosa di più. Da tempo, dopo il Sol Levante, avevamo bisogno di una meta esotica, veloce da raggiungere e che conciliasse un Budget contenuto e una pausa di soli quattro giorni. Marrakech sembrava proprio fare al caso nostro.
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Arriviamo in città di mattina presto, il sole inizia a riscaldarsi così come il centro della Medina. Alloggiamo in un tipico Riad situato nel centro della città vecchia nel quale non mancano tappeti, tendaggi e tutto ciò che rimanda – agli occhi di un Occidentale – al fascino Africano. Appena arrivati ci servono del delizioso te alla menta sul terrazzo e mentre lo degustiamo osserviamo la tinta rosata degli edifici bassi che si spande a macchia d’olio.
Nella piazza Jemaa El Fna, il punto di snodo per le principali attrazioni di Marrakech, ogni giorno inizia con un ridente mercato di oggetti artigianali, chincaglierie e un continuo fermento di turisti, incantatori di serpenti, venditori ambulanti e gente del luogo in cerca di pochi Dirham. Tra di loro spiccano i Gerrab, venditori d’aqua con indosso vestiti variopinti, nappe colorate e campane di rame. Ogni sera la stessa piazza si trasforma radicalmente. Il caldo tramonto fa spazio ad un cielo violaceo e le luci artificiali illuminano gli edifici che circondano Jemaa El Fna. Lo spazio lasciato libero dai viandanti viene occupato da una sterminata sequenza di bancarelle dove è servito cibo tipico a buon mercato.
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Consci dell’invalidante pericolo di dissetarsi con acqua corrente o con il consumo di Street Food locale, saltiamo le bancarelle senza esitazione e sfruttiamo una lista di ristoranti che servono cucina tipica. Così durante i vari giorni proviamo (più volte) Nomad, Le Jardin, Terrase des Epices dove ordiniamo Cous Cous, Tagine, Salads e rivisitazioni Chic di ricette tipiche Marocchine – squisite e rigorosamente vegetariane. Ma quando scatta il desiderio della buona vecchia pasta, non esitiamo a sederci nell’elegante corte del ristorante Italiano “I Limoni” per ordinare Tagliatelle agli agrumi e al rosmarino.
Il cielo è sempre terso al mattino ma noi ci gustiamo la colazione inclusa nel modico prezzo del Riad L’heure d’été. Pancakes, Marmellate, Tortini alla carota, Caffè, Latte, Succo d’Arancia e Yogurt in compagnia di un gattino giovanissimo. In pratica saremmo sazi per l’intera giornata, se non fosse per la calda temperatura che, seppur secca, richiede un costante rifornimento energetico.
A pochi passi da Jemaa El Fna sorge la bellissima Moschea di Koutoubia, un’elegante torre che domina l’intera Medina ed è contornata da un bellissimo minareto e da rigogliose palme. Costruita nel XII secolo, rappresenta uno degli edifici più antichi di Marrakech. Nelle sue vicinanze vi sono situati il bellissimo giardino omonimo, l’affascinante tomba bianca di Koubba Lalla Zohra e le rovine della Moschea Almohade. Proprio nei giardini di Kaoutubia capiamo che da molti locali Giovanni sarà ufficialmente soprannominato Ali Babà.
A pochi passi da lì sorge il blindatissimo e sontuoso albergo delle star, La Mamounia. Nonostante il suo lustro e la travolgente eleganza è aperto al pubblico e così visitiamo i suoi splendidi giardini. Vorremmo fermarci per il pranzo ma non vorremmo lasciarci il portafogli quindi, dopo un po’ di scatti e un sogno ad occhi aperti, torniamo nel caos là fuori.
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Nel via-vai di gente che affollano ogni singolo angolo di Marrakech è impossibile non perdersi. Le viuzzole si intersecano in maniera irregolare e benché tutte, o quasi, portino nella piazza centrale non è difficile rimanere impreparati di notte come di giorno. Così impariamo a memoria il nostro tragitto, cercando di tracciare un percorso con l’aiuto dei negozi e delle poche insegne come avrebbe fatto il prode ma sfortunato Pollicino.
I Suq sono un vero e proprio labirinto. Divisi per categoria di merce in vendita, si espandono in un dedalo che copre la parte settentrionale della città vecchia. Difficile non rimanere ammaliati da tanti colori, lanterne, argenterie, spezie, babouches e un mucchio di altri aggeggi scintillanti. Più volte ho pensato seriamente di fare una follia ed acquistare qualche prodotto falsamente firmato. Infondo, erano così credibili!
Marrakech sembra davvero un giardino a cielo aperto ma, tra tutti, i più belli sono i Jardin Majorelle. Orto botanico del pittore francese Jacques Mjorelle prima, casa dello stilista Yves Saint Laurent e Pierre Bergé dopo, oggi è una meta obbligatoria per tutti i turisti che passano in città. Un po’ distante dal centro e più costoso di tutte le altre attrazioni, il giardino presenta un’elegante selezione di piante e fiori che costeggiano un percorso circolare tramite il quale si approda alla casa di Yves Saint Laurent. Altissime palme, Cactus dalle forme più svariante e canne di Bambù incorniciano il meraviglioso blu indaco dell’edificio principale.
Dedichiamo qualche ora anche alla città nuova, troviamo persino modo di gustare un Frappuccino da Starbucks ma l’aspetto un po’ fatiscente e incompleto ci fa rimpiangere prontamente il caos, lo smog e le spericolate vie della Medina.
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L’intera città antica è contornata da ben 10 km di Mura alte circa 9 metri, esse dispongono di 20 porte d’accesso alla Medina e sono rigorosamente color mattone/rosato. Oltre alle numerose Moschee, non visitabili dai non musulmani, Marrakech è ricca di luoghi d’interesse visitabili con un solo Euro. Tra questi spiccano sicuramente le Tombe Sadiane – un’elegante distesa di tombe ricoperte di maioliche colorate e la Sala delle Dodici Colonne, la Moschea della Kasba, la Medersa Ben Youssef che sfoggia tutta la ricchezza dell’età d’oro dell’architettura marocchina con le sue piastrelle, gli stucchi geometrici, le stanze degli studenti che si affacciano sul cortile dove sorge l’elegante vasca in marmo a motivi floreali, ed infine lo splendido Palazzo El Badi di cui rimangono solo le rovine di mattoni ma che richiese venticinque anni di lavoro per essere costruito.
La vacanza sta per terminare ma non prima di aver beneficiato del relax a Les Bain De Marrakech. Una spa dal fascino marocchino con hammam, bagni ai fiori d’arancio e massaggio all’olio d’Argan, il tutto intervallato da acqua fresca e tea alla menta. Usciamo rigenerati e pronti per raggiungere, in taxi, il piccolo museo di Macaal – Arte Contemporanea Al Madeen che ospita un’interessante mostra di artisti Africani dagli anni 70 in poi.
La sera prima della partenza ci sediamo alla terrazza del Nomad per gustare un’ottima cena e apprezzare l’inebriante odore delle spezie, per abbandonarci al fascino della luna, alla leggera brezza fresca e lasciarsi ammaliare dal malinconico canto della preghiera che echeggia in lungo e in largo.  Sorseggiamo te alla menta e ci godiamo l’irrefrenabile entusiasmo per aver scoperto, ancora una volta, un luogo magnifico che ci ha incantati.
NEXT STOP > ESSAOUIRA

English Version

The desire to meet other reality grown year after year and pushes us towards new horizons. And although northern Europe is always a favorite destination this time we wanted something more. For a long time, after Japan, we needed an exotic goal, fast to reach and conciliable with a small budget and four days break. Marrakech just seemed the perfect deal.

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We arrive in the city early in the morning, the sun begins to warm up just like the center of the Medina. We booked a typical Riad located in the center of the old town where everything  carpets, curtains and all the rest recall – to the eyes of a Western – the African charm. As soon as we arrive the host bring us a cup of the delicious mint tea on the terrace and while we are tasting it, we observe the rose-colored tint of the low buildings that spills as a stain of oil.

In Jemaa El Fna Square, the hub for the main attractions in Marrakech, every day begins with a enjoyable market of handicrafts, jewelery and a constant ferment of tourists, snake charmers, street vendors and locals trying to gain a few Dirham. Among them stand out El Gerrab, water sellers wearing colorful clothes with tassels and copper bells. Every night the same square turns radically. The warm sunset makes room for a violet sky and the artificial lights illuminate the buildings surrounding Jemaa El Fna. The space left by travelers is later occupied by an abrupt sequence of stalls where cheap street-food is served.

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Knowing the invalidity risk of drinking water or eating local Street Food, we go for a list of restaurants that serve typical cuisine. So during the various days we try Nomad, Le Jardin, Terrase des Epices where we order Cous Cous, Tagine, Salads and Chic reinterpretations of typical Moroccan recipes – exquisite and strictly vegetarian. But when it comes to the desire of the good old pasta plate, we sit in the elegant court of the Italian restaurant “I Limoni” to order rosemary citrus Tagliatelle.

The sky is always grey in the morning but we enjoy the breakfast – included in the modest price of the Riad L’Heure d’été – on the terrace. Pancakes, marmalades, carrot cake, coffee, milk, orange juice and yogurt in the company of a very young kitten. At the end we would be loaded for the whole day, if it were not for the warm temperature that, although dry, requires constant energy feed.

Within walking distance of Jemaa El Fna lies the beautiful Koutoubia Mosque, an elegant tower overlooking the whole Medina and surrounded by a beautiful minaret and lush palm trees. Built in the 12th century, it is one of the oldest buildings in Marrakech. Nearby are the beautiful garden of the same name, the charming white tomb of Koubba Lalla Zohra and the ruins of the Almohade Mosque. Just in the gardens of Kaoutubia, we understand that according to local people Giovanni will be officially nicknamed Ali Babà.

A short stroll from there is the stunning and sumptuous hotel of the celebrities, La Mamounia. Despite its luster and overwhelming elegance it is open to the public and so we visit its beautiful gardens. We would like to stay for lunch but we would not want to go broke so, after a few clicks and a daydream, we return to the chaos out there.

On the coming-and-going of people crowding every single corner of Marrakech, it’s impossible not to get lost. The joints intersect irregularly, and although almost all the streets lead to the central square, it is not difficult to remain unprepared at night as in daylight. So we memorize our journey, trying to trace a path with the help of the shops signs.

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Souks are a real maze. Divided by category of goods, they expand into a mosaic covering the northern part of the old town. It’s hard not to get enchanted by so many colors, lanterns, silverware, spices, babouches and a bunch of other sparkling gadgets. Several times I seriously thought of going shopping spree for fake designer’s accessories. Well, they were so credible! (But i didn’t).

Marrakech really looks like an open-air garden, but among them, the most beautiful ones are the Majorelle Gardens. The botanical garden-house of French painter Jacques Mjorelle first, home of designer Yves Saint Laurent and fiancé Pierre Bergé afterwards, today is a must-see trademark for all tourists who visit Marrakech. A bit distant from the center and more expensive than all the other attractions, the garden features an elegant selection of plants and flowers along a circular path through which you can reach the Yves Saint Laurent‘s old house. Very palm trees, Cactus with more varied shapes and Bamboo canes frame the wonderful indigo blue of the main building.

We dedicate a few hours to the new city, we even find a way to taste a Frappuccino from Starbucks but the somewhat crumbling and incomplete look of new town makes us readily mourn the chaos, the smog and the reckless ways of the Medina.

The entire ancient city is surrounded by 10 km long high walls, about 9 meters high, with 20 access doors to the Medina and are strictly rust-pink colored. In addition to the many Mosques, which can not be visited by non-Muslims, Marrakech is full of sights worth visiting with only one Euro. Among these are certainly the Sadiane Tombs – an elegant expanse of tombs covered with colorful majolica and the Hall of the Twelve Columns, the Kasba Mosque, Medersa Ben Youssef – which spans all the golden age of Moroccan architecture with its tiles, geometric stuccoes, students’ rooms overlooking the courtyard where the elegant floral marble bath rises, and finally the splendid El Badi Palace – of which only the brick ruins remain, but which required twenty-five years of work to be built.

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The holiday is about to end but not before enjoying the relaxation at Les Bain De Marrakech. A charming Moroccan Spa with hammam, orange flower bath and Argan oil massage, all covered with fresh water and mint tea. We get rebuilt, relaxed and ready to get a taxi heading to the small Macaal – Contemporary Art Museum Al Madeen which hosts an interesting exhibition of African artists from the 70’s onwards.

In the evening before departure we sit at Nomad‘s terrace to enjoy a great dinner and appreciate the inebriating smell of spices, we give up to the charm of the moon, to the light breeze and  we get enchanted by the melancholy chanting of prayer that echoes long and off. We sipping mint tea and we enjoy the irrepressible enthusiasm for discovering, once again, a magnificent place that has enchanted us.

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