AMERICAN TRIP | CHICAGO

L’idea di tornare negli States appena fosse stato possibile era la nostra fissa. Abbiamo provato ad ipotizzare una meta vicina ma niente sarebbe stato come attraversare l’oceano per rivedere l’America. I prezzi vertiginosi ci danno del filo da torcere ma con caparbietà troviamo una soluzione che rientri nel nostro budget. Così il primo maggio partiamo per Chicago su un volo American Airlines. Proprio dove comincia la famigerata Route 66, inizia anche il nostro viaggio.

CHICAGO 

Dopo le consuete ed estenuanti ore di volo si è fatta sera ed approdiamo a Chicago – precisamente a Boystown – il quartiere Gay dov’è situato il nostro piccolo appartamento alternative-chic.
La mattina ci svegliamo con il sole e il buongiorno obbligatorio ce lo da Starbucks con Tall Cappuccino insieme ad un conto salatissimo. Muniti di mappa e guida, pianifichiamo la prima meta. Infatti dopo un breve giro ricognitivo nel nostro quartiere per osservare da vicino Altavista Terraceun gruppo di tipiche casette a schiera risalenti ai primi del 900 – scegliamo di iniziare con la Magnificent Mile. La via dei grandi grattacieli e dei grandi magazzini. Da H&M a Neiman Marcus tutti si affacciano sulla via principale, ma poiché non siamo qui per fare Shopping concentriamo la nostra attenzione sui monumenti: la Water Tower sopravvissuta al grande incendio del 1871, l’altissima Willis Tower e gli altri edifici ombrosi tipici di Chicago.
Attraversata la città ci troviamo davanti il lago Michigan, così inaspettatamente grande da scomparire all’orizzonte. Proprio qui sorgono una piccola spiaggia e il Navy Pier, un molo ricco di ristoranti e giostre dedicate a grandi e piccini. Pranziamo con Hot-Dog e Fries al Landshark Beer Garden con vista Lago e poi torniamo nel “Loop” per proseguire verso il Millennium Park, un vero e proprio inno creativo votato al verde, al relax e all’architettura post-moderna. Ma ad attirare subito la nostra attenzione è la Cloud Gate, disegnata dall’architetto Anish Kapoor, un enorme fagiolo peso 110 tonellate che riflette la città.  Poco più lontano, nell’assolato pomeriggio del parco, i bimbi giocano attorno alle Faces Fountains che li annaffia da 25 metri di altezza. E quando il cielo inizia ad imbrunire saliamo fino al 94esimo piano del John Hancock Center per osservare la città dall’alto durante il tramonto mentre i grattacieli proiettano le loro ombre sul lago Michigan. Prima di rincasare facciamo un po’ di spesa da Whole Foods Market per risparmiare un po’!
Il giorno successivo saliamo a bordo del “L-train” e ci dirigiamo a Wicker Park, il quartiere Ucraino. Rinato dalle proprie ceneri, si è trasformato in breve tempo in un centro Indie di boutique, restò e gallerie d’arte contemporanea. Subito notiamo un’innato amore per le ciambelle glassate, le casette basse dai colori industrial e le strade spaziose lungo le quali parcheggiare le auto. Affamati mangiamo in un localino sulla strada, poi girelliamo tra i negozi e prima di ripartire all’avanscoperta afferriamo un dolcissimo Donuts nel lezioso Stan’s Donuts & Coffee.  Nel pomeriggio andiamo al Museo di Arte Contemporanea e ci perdiamo tra i lavori struggenti di Doris Salcedo.
Instancabili facciamo un salto a Chinatown ma troviamo un sobborgo trasandato e niente di più di una via di negozi fatiscenti e una piazza semi-deserta. Intanto il sole tramonta tra i grattacieli che sembrano non aver perso quel fascino inquieto dei ruggenti anni del proibizionismo in cui Al Capone comandava indisturbato. Le ombre si proiettano sulle strade ricche di insegne luminose e i riflessi del tramonto si specchiano tra un grattacielo e l’altro mentre il musicale cigolio della sopraelevata riecheggia in città.

Chicago-Moricci-14

A Chicago non si può dire di no alla tipica Deep Dish Pizza, una torta salata alta e profonda ricca di pomodoro e straboccante di mozzarella. Scegliamo Gino’s East, uno dei preferiti in città e tra i primi ad aver inventato questa specialità locale. Servita su un tagliere d’acciaio fumante è così buona e così tanta che come fanno gli altri chiediamo di portar via quel che resta.
Il terzo giorno ci svegliamo presto a causa del Jet-lag che si fa ancora sentire. La prima tappa della giornata è Old Town, una piccola zona dove le casette a schiera sono ben conservate e intorno alle quali si trovano negozietti, ristoranti e giardini pubblici. Visitiamo la chiesa di St. Michael e poi trascorriamo qualche minuto da Greer, una deliziosa boutique che vende carte, poster, bligietti da visita e chicaglierie deliziose.

Proseguiamo in direzione del Lincoln Park, il vero polmone verde della città, nel quale sorgono un’oasi, una piccola fattoria e anche uno zoo. Passeggiamo e ci riposiamo prima di pranzare a Old Town con Noodles e Maki vegetariani. Nel pomeriggio torniamo nuovamente downtown per visitare l’Art Institute di Chicago. E’ così grande che non basterebbe una giornata così spaziamo dall’arte asiatica e nativa al cubismo e la pop-art ed infine ci concentriamo sui i pezzi più noti come “Domenica alla Grande Jatte” di Seurat, “American Gothic” di Grant Wood e “La Camera di Vincent ad Arles” di Van Gogh.

Giovanni è curioso di visitare l’Università di Chicago. I treni della linea Metra arrivano fino al campus in circa 15 minuti e non appena arrivati ci troviamo davanti una serie di antichi edifici dall’aspetto elegante immersi in un’atmosfera surreale degna di Harry Potter. Quindi facciamo ritorno a Boystown per iniziare a preparare i bagagli.
L’ultimo giorno il cielo è nuvoloso e il sole ha fatto posto ad una fitta nebbia che a malapena consente di vedere i grattacieli che si dissolvono sfumati in una fitta coltre di nuvole.
Benché abbiamo visto le principali attrazioni della Windy City, così la chiamano gli Americani, vorremmo avere il tempo per vedere molto altro.  Ci dirigiamo verso il quartiere finanziario, girelliamo senza meta e tornati al Loop pranziamo da Ramen-san, il noodle-bar più buono secondo un giornalista nativo di Chicago.
Con i bagagli alla mano ci dirigiamo verso l’O’Hare International Aeroport; dovremo pazientare a lungo però prima di salire sul prossimo aereo American Airlines con destinazione profondo sud: New Orleans, Louisiana.

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English Version Below. Scroll down the page to read and see all the pictures.

English /  The idea of ​​visit again the United States as soon as it was possible was our mantra. We have tried with closer destinations but nothing would be like crossing the ocean and land in America. The high prices give us a hard time, but with determination we find a solution within our budget. So on May 1st we leave for Chicago on an American Airlines flight. Right where the infamous Route 66 begins, also begins our journey.

After the usual and grueling hours of flight we land at evening in Chicago. We arrive in  in Boystown the Gay district where is located our small alternative-chic apartment.

In the morning we wake up with the sun and Starbucks good morning with Tall Cappuccino along with a huge bill. Armed with a map and guide, we plan the first stop. So after a brief tour in our neighborhood to look closely at Altavista Terrace – a group of typical townhouses dating back to the early 900 – we choose to start with the Magnificent Mile. The street of the great skyscrapers and department stores. H & M in Neiman Marcus all overlook the main street, but since we are not here to do Shopping we focus our attention on the monuments: the Water Tower survived the great fire of 1871, the highest Willis Tower and other Chicago typical shady buildings.


Once crossed the city we arrive at Lake Michigan, so unexpectedly large that it disappears on the horizon. Right here it is situated a small beach and the Navy Pier, a pier with restaurants and rides dedicated to children and adults. Lunch with Hot-Dog and Fries at Landshark Beer Garden overlooking the Lake and then go back in the “Loop” to continue toward the Millennium Park, a veritable creativity tribute to green, relaxation and post-modern architecture. But to attract our attention immediately is the Cloud Gate, designed by Anish Kapoor, a huge bean weight 110 tons reflecting the city. A little further away, in the sunny afternoon in the park, children play around the Faces Fountains which watered children by 25 meters high. And when the sky starts to get dark we go to the 94th floor of the John Hancock Center to observe the city from above during sunset while skyscrapers cast their shadows on Lake Michigan. Before returning home we do a little grocery shopping by Whole Foods Market to save a bit’!The next day we climb aboard the “L-Train” and head to Wicker Park, the Ukrainian neighborhood. Reborn from its ashes, it turned quickly into a center of Indie boutique, restaurant and contemporary art galleries. We suddenly see an innate love for  glazed donuts, low houses with industrial colors and spacious streets along which to park the car. We eat in a little place on the street, then we walk through stores and before proceeding ahead we grab a sweet Donuts in cutesy Stan’s Donuts & Coffee. In the afternoon we go to the Museum of Contemporary Art and get lost among the poignant work of Doris Salcedo.

Tireless we jump in Chinatown but we only find a scruffy suburb and nothing more than a ghost shopping street and a square semi-deserted. Meanwhile the sun sets between the skyscrapers and all around us doesn’t seem to have lost the charm of the roaring years of Prohibition in which Al Capone commanded undisturbed. The shadows are projected on the streets full of illuminated signs and reflections of the sunset reflects between a skyscraper and the other while the music of creaking raised echoes in the city.

In Chicago, you can not say no to the typical Deep Dish Pizza, a high pie and deep rich tomato and overflowing mozzarella. We choose Gino’s East, a favorite in the city and among the first to have created this local specialty. Served on a steaming cutting steel is so good and so much that – as others do – we ask to take away the leftovers.

The third day we wake up early due to jet-lag that is still felt. The first stop of the day is Old Town, a small area where townhouses are well preserved and around there are shops, restaurants and public parks. We visit the Church of St. Michael and then spend a few minutes at  Greer, a delightful boutique that sells cards, posters and other stuff.

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We continue in the direction of Lincoln Park, the green lung of the city, in which are located an oasis, a small farm and even a zoo. We walk and we rest before lunch in Old Town with Noodles and vegetarian Maki. In the afternoon we go back downtown to visit the Art Institute of Chicago. It ‘s so great that a day would not be enough so we range from Asian and native art to cubism and pop-art and finally we focus on the best-known pieces such as “Sunday at the Grande Jatte” by Seurat, “American Gothic” by Grant Wood and “The House of Vincent in Arles” by Van Gogh.

Giovanni is curious to visit the University of Chicago. The Metra-rail line reaches to the campus in about 15 minutes and as soon as we arrive we discover a number of ancient buildings with an elegant immersed in a surreal atmosphere worthy of Harry Potter. So we return to Boystown to start packing.

The last day is cloudy and the sun gave way to a thick fog that barely lets us see the skyscrapers that dissolve shaded by a thick blanket of clouds. Although we have seen the main attractions of the Windy City, as the Americans call it, we would like to have time to see much more. We head toward the financial district, walking aimlessly and returned to Loop to lunch at Ramen-san, the top noodle bar according to journalist native of Chicago.

With luggage in hand we head towards the O’Hare International Aeroport; we will have to wait long, however, before boarding the next American Airlines plane with destination into America’s Deep South: New OrleansLouisiana.

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