On The Shelf | Diana Vreeland

Dopo essermelo perso al cinema, lo scorso anno, una domenica mattina di relax io e Priscy abbiamo deciso di goderci un ottimo documentario comodamente seduti sul divano – mentre fuori l’inverno bussa alle finestre.

Non era esattamente una bella bambina e neanche una bella ragazza, ma sicuramente aveva ben chiaro come rivoluzionare il mondo della moda.

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DIANA VREELAND

Nata a Parigi da padre Inglese e madre Americana, Diana Dalziel, faceva parte dell’aristocrazia ed aveva conoscenze influenti. Per questo sin da bambina era circondata da personalità importanti e chissà se non sia stata l’aria di benessere – anche quando il benessere vacillava – a renderla così speciale ed unica. Cresciuta sposò il banchiere Thomas Vreeland con il quale si trasferì a Londra e aprì una Boutique con clienti aristocratiche.

Diana Vreeland osservava il mondo in modo moderno, sapeva come afferrare le novità, dove cercarle ed era sicura di cosa avessero bisogno le donne dell’epoca.

Per caso o per fortuna tornò a New York e alla fine della terza decade del 1900, Diana iniziò a lavorare per Harper’s Bazaar e rivoluzionò la fotografia di moda. Forzava le modelle a sfoggiare pose improbabili, imperfette o naturali, i fotografi seguivano meticolosamente le sue rigide richieste e la Hearst era costretta a finanziare ogni suo desiderio “troppo costoso”.

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Per Diana non c’era alcun limite e quello che andava fatto, andava fatto. Licenziata da Harper’s Bazaar approdò a Vogue, ma sono numerosi i motivi per cui Diana è considerata ancora oggi un’icona e una musa dello stile.

Affamata di vita, Diana non badava troppo alle battute d’arresto o ai criticismi della gente, quando qualcosa andava storto lei era già pronta a fare la mossa successiva. E’ così che diventò curatrice delle mostre di stile per il Metropolitan Museum di New York. Gli intellettuali rimasero interdetti da questa scelta perché  Diana Vreeland. trasformò il luogo di cultura della Grande Mela in un luogo di festa per modaioli, artisti di dubbia moralità e celebrità.

Il suo forte temperamento e la sua innata vocazione per lo stile sono narrati nello splendido documentario dal titolo omonimo, disponibile in Dvd da Feltrinelli. Nell’attesa di leggere la biografia, questo è un ottimo inizio!

Compralo qui.

English Version /

After I missed it at the cinema last year, on a relaxing Sunday morning Priscy and i decided to enjoy a good documentary sitting comfortably on the sofa – while outside the winter was knocking on the windows.

She was not exactly a pretty little girl and not even a beautiful woman, but she definitely had a very clear on how revolutionize the world of fashion.

DIANA VREELAND

Born in Paris to English father and American mother, Diana Dalziel, was part of the aristocracy and had very influential friends. For this reason, as a child, she was surrounded by important personalities and who knows if was their richness  – even when the welfare wavered – made her so special and unique. Growing up she married the banker Thomas Vreeland with whom she moved to London and opened a boutique with aristocratic clients.

Diana Vreeland looked at the world in a modern way, she knew how to grab the latest trends, where to look for and she was sure of what old-fashioned women needed to discover.
By chance or luck she returned to New York and at the end of the third decade of the 1900s, Diana began working for Harper’s Bazaar and revolutionized fashion photography. Forcing the models to striking unlikely, imperfect or natural poses, photographers meticulously followed her rigid demands and Hearst was forced to finance Diana every “too expensive” desire.

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For Diana, there was no limit and what needed to be done, must be done. Fired from Harper’s Bazaar to she landed to Vogue, but there are many reasons why Diana is still considered an icon and a muse of style.

Hungry for life, Diana did not care too much about setbacks or people criticism, when something went wrong she was ready to make the next move. And so that she became curator of the exhibitions of style at  Metropolitan Museum of New York. The intellectuals were puzzled by this choice because Diana Vreeland. transformed the most famous place of culture – in the Big Apple – in a party place for fashionistas, artists and celebrities of dubious morality.

His strong temperament and innate vocation to the style are narrated in the beautiful documentary called “The Eyes Have To Travel” available on DVD. While waiting to read the biography, this is a great start!
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TRAILER /

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