DIARIES 11.8 Fashion Confession

Accompagnare la volontà ai fatti non è mai facile, specialmente quando devi fare i conti con qualcosa che è rigorosamente più grande di te.

Ascolto alcune vecchie canzoni di Tori Amos, che mi trascinano a forza ad un passo dal passato e mi fanno ricordare quanto fossi disilluso, ma più sincero e sicuro su chi realmente volessi essere.  Con tutti questi piani per il futuro mi sono confuso, molte volte.

Volevo essere Michele, avevo bisogno di essere Gay e poi tutto d’un fiato volevo essere capito, desideravo essere uguale agli altri, mi sentivo artista, incompreso, in conflitto, designer, fashion blogger, scrittore, grasso, forte e un sacco di altre cose.

Un libro illustrato impilato sopra all’altro e un mucchio di scatole ricche di ricordi dentro il mio armadio mi hanno rivelato chi volessi essere, come fa una fattucchiera osservando il fondo di una tazzina di caffè ma guardando il passato invece che il futuro. Perchè mi perdo sempre e perchè ho sempre così paura di sapere chi sono?

Il battito cardiaco ha corso più forte, insieme a me che periodicamente corro una corsa incessante per affermare me stesso, per dimostrarmi di avere coraggio, per dimostrarmi di essere vivo. Per dimostrarmi che io Posso.

Non so come, mi sono messo in testa che essere un fashion blogger fosse la mia aspirazione. Che partecipare ad una festa fosse il modo di sentirsi parte di qualcosa. Ma no. Io scrivo il mio diario on-line da molti anni prima dell’avvento di un fenomeno di costume che rimane elitario – a tratti di pura finzione.

Chiunque sa accostare una gonna nera a delle ballerine rosse e mettere dettagli ton-sur-ton” dice la mia amica Eleonora. “Fare parte di una realtà condivisa, ti fa sentire forte, ma a tutti gli altri appare una follia” mi fa notare il mio boyfriend Giovanni. I silenzi di Daniele la dicono lunga su quanto poco valga la pena affaticarsi, a volte.

Tutti sappiamo raccogliere foto di altri su tumblr. Tutti possiamo inneggiare al successo degli altri. In pochi abbiamo il coraggio di esporci per ciò che realmente siamo.  Si, lo scrivo e lo dico per me. Per ricordare, quando lo scordo, che ESSERE significa molto altro.

Negli scorsi mesi avrei voluto e dovuto fare moltissime cose, ma ho rinunciato a molte d’esse per seguire anima e corpo il progetto più grande, quello di disegnare e realizzare una mini-collezione di t-shirt. E’ stato così difficile che ancora non riesco a credere che passo dopo passo sto creando un piccolo progetto, realizzato con le mie fatiche e i miei pochi soldi.

Intanto per distrarmi, inizio a scrivere di moda per una nuova rivista online. La ricerca è minimale, minuziosa e dedicata a ciò che di meno conosciuto e di più bello si vede in giro.  Con calma mi riapproprio della mia Quiete.

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