US TRIP 2010 : SAN FRANCISCO

Il sole splende in cielo. Sono appena le due di pomeriggio e siamo arrivati a San Francisco. L’aria è calda, la città affollata e siamo circondati da negozi, barboni e palme. Ancora più lontani da casa e pieni di entusiasmo. Facciamo a piedi la Powell St., con i nostri bagagli straripanti per arrivare a Union Square sulla quale si affaccia il nostro Hotel – a due passi da Tiffany&Co., Neimann Marcus, Saks Fifth Avenue e molti altri. Siamo approdati nel paese delle Meraviglie!
 
Dopo il pranzo furtivo da Burger King ci lanciamo alla scoperta dei negozi. Siamo circondati – sono ovunque, grandi, sbrilluccicanti e ricchi di capi da sogno. Sopratutto ON SALE! Strisceremmo la carta ogni secondo ma poi la stanchezza e il buon senso ci bloccano – sempre o quasi – sul più bello. Scende la sera e l’unico desiderio è fare la Doccia e andare a Nanna.
 
La mattina seguente saltiamo sul CableCar e facciamo tappa tra le cianfrusaglie di ChinaTown, tra gli eleganti grattacieli del Financial District dove troneggia il Transamerican Pyramid, poi ci fermiaro a fare qualche foto all’Oceano dal San Francisco Ferry Terminal. Trascorriamo il pomeriggio al Fisherman Wharf dove il rumore del mare e il suono dei gabbiani riempie la quiete tutta intorno a noi. Pranziamo al sole e girelliamo tra i negozietti di Ghirardelli Square, assaggiamo cioccolata alla menta e cannella e passeggiamo sulla spiaggia bagnata dall’oceano.
 
Il tea diventa la nostra cena preferita e la Lemon Cake di Starbucks il breakfast ufficiale. La temperatura è accaldata e noi trascorriamo la mattina tra le molteplici curiosità architettoniche del Golden Gate Park, il museo eco-sostenibile di Renzo Piano, il Japan Tea Garden e i suoi templi, lo Shakespeare Garden dove i salutisti praticano Yoga e i grandi campi da fooball che ci guidano lungo Height Ashbury il quartiere più Hippie dell’intera città.
 
Le strade saliscendi sono grandi e costeggiate da tipiche case vittoriane dai colori stravaganti che ricordano l’influenza dei primi visitatori europei e gli anni sessanta, quelli del grande cambiamento e degli Hippie. Percorrere le ripide vie è faticoso, a volte impossibile se si devono percorrere lunghe distanze, quindi saliamo sul bus e scendiamo nel quartiere Gay, Castro. Vediamo le bandiere arcobaleno sventolare dalle case, la Harvey Milk Plaza, i bistrò e i negozietti ad alto contenuto homoerotico. Non lontano visitiamo Mission Dolores, la più antica chiesa di San Francisco e poi camminiamo così a lungo da trovare l’abitazione di Janis Joplin e Alamo Square dalla quale vediamo l’intera città dall’alto. Siamo sopraffatti dalla vista davanti a noi. La sera facciamo tappa allo SFMOMA. Arte moderna e contemporanea e interi reportage fotografici di Cartier Bresson che immortala la storia del mondo e quella di Hollywood. Fuori l’aria è calda e la luna risplende.
 
Il mercoledì partiamo per una gita fuori porta a Monterey e Carmel. Monterey è la tipica cittadina di mare, col suo porto e il conservificio. Carmel è piccola e ricca di Negozi tipici e firmati. In viaggio vediamo la costa californiana dove le correnti oceaniche si infragono l’una contro l’altra, facciamo qualche foto al Lone Cypress Tree che cresce solitario sopra le roccie a picco sulle acque gelide. Passiamo da Santa Cruz e vediamo le distese di campi di fragole. Ma a tarda sera siamo nuovamente in Città e sentiamo di aver sbirciato più a fondo nelle terre della California.


Priscy continuava a sognare ad occhi aperti perso tra la città e i ricordi di Streghe, con i quali era cresciuto ed io facevo lo stesso, cercando in lungo e in largo l’abitazione di Party Of Five. Continuiamo il pellegrinaggio per la città dove ogni spunto è sempre coinvolgente da JapanTown e le chincaglierie Giapponesi, a North Beach e i suoi ristoranti Italiani, da CowHollow con numerosi negozi e deliziosi Bristrò fino ad arrivare a Marina District e la vista sul Pacifico. Pranziamo osservando l’acqua e il Golden Gate Bridge non lontano da noi, passeggiamo lungo il laghetto del meraviglioso e antico spazio espositivo Place of Fine Arts e poi torniamo a passeggiare per le vie del centro. Domenica mattina, il penultimo giorno, scoviamo la casa di Party Of Five con la mia estrema felicità e il sollievo di Priscy. Poi ci godiamo il Golden Gate Bridge con una passeggiata da togliere il fiato e facciamo il Brunch nel quartiere di Cow Hollow, sotto il sole cocente della una. Sono quasi 27 gradi in pieno Novembre con le vetrine addobbate per le feste e gli alberi di Natale nel centro delle piazze – sembra impossibile ma è tutto vero.
 
Il sole continua a splendere fino a tardo pomeriggio quando visitiamo gli Yerba Buona Garden, uno spettacolo architettonico e naturale. Siamo ad un passo dalla fine di questo viaggio e l’unica cosa certa è che non vorremo già fare ritorno. Non ancora. Le ultime ore del giorno seguente le trascorriamo al Fisherman Wharf per salutare ancora una volta i Leoni Marini al Pier 39, mangiamo al ristorante italiano e poi aspettiamo di partire a Union Square.
 

Siamo senza fiato, rinnovati e sempre più innamorati. Ci sembra quasi di aver visitato l’America in lungo e in largo ma ne abbiamo visto solo un piccolo pezzo. Vorremo restare e continuare a scoprirla. Ci mancano già New York City e le sue luci, Boston e la sua eleganza e senza dubbio lasciamo un pezzo di cuore a San Francisco perchè ci ha tolto il fiato e perchè un po’ ci sentiamo già California Gurls.

Il tempo è finito e i soldi anche ma siamo pronti a partire con due bagagli in più.
Infine partiamo e si torna a casa.
Moricci-SanFrancisco-2010
Moricci-SanFrancisco-2010-1

2 pensieri riguardo “US TRIP 2010 : SAN FRANCISCO

  1. […] L’avevamo organizzato così in anticipo e così a dovere che, in men che non si dica, abbiamo preparato i bagagli, siamo partiti e abbiamo trascorso tre splendide settimane negli States. Un attimo dopo, però, eravamo già tornati a casa.   Ma per voi che state leggendo, l’avventura deve ancora iniziare… NEW YORK  L’aereo aveva volato indisturbato per 8 ore filate.  Noi avevamo guardato un film dopo l’altro con l’ansia di atterrare. Non stavo più nella pelle, desideravo solo che Priscy vedesse New York City per la prima volta.   Le luci, i grandi palazzi e quell’aria calda era la stessa, proprio come quando l’avevo lasciata. L’appartamento nell’ East Village era un pò spoglio ma allo stesso tempo intimo.  Situato nel cuore del quartiere ispanico,  a pochi minuti dalla New York University e dalla fermata di Astor Place dove ogni mattina, dopo la colazione da Starbucks, salivamo sulla metro per scoprire la City.   Ci sentivamo catapultati in un sogno ad occhi aperti con tante cose da vedere e poco tempo per farlo.  Trascorriamo le prime ora in ricognizione e lungo la Fifth Avenue per assaporare il fascino degli storici edifici imponenti che popolano Manhattan con la guida in una mano e il cappuccino caldo nell’altra. In Times Square, osservo gli occhi di Priscy illuminarsi di stupore. Il giorno seguente il cielo è inquieto ma il caldo permane, il jet-lag si fa sentire e la sveglia biologica suona prima del previsto. Passeggiamo tra Chinatown, Soho e i negozi di Prince St. Visitiamo il NewMuseum che a differenza del Guggheneim e del Moma, ci lascia con troppo amaro in bocca.   Il sole ci assiste e splende alto nel cielo, per questo dopo il via-vai di WallStreet e il silenzio reverenziale di Ground Zero, ci dirigiamo al Ferry Building.  Le estenuanti file sono ovunque e la pazienza è l’arma migliore. Così attendiamo per salire sul traghetto che ci fermerà  a Ellis Island per una piccola incursione nel passato. Nel silenzio dell’isola, mangiamo romanticamente all’americana mentre la città si specchia nell’oceano e il sole si spegne dietro la Statua della libertà.   Intanto la temperatura inizia a raffreddarsi. Indossiamo sciarpa e  cappello. Il Greenwich Village rimane un posto incantato fatto di piccole case, parchi giochi e negozi deliziosi. L’atmosfera di Halloween invade ogni angolo del quartiere con zucche e fantasmi. Mangiamo i dolcetti di Magnolia Bakery che non distano troppo da Marc by Marc Jacobs. Facciamo shopping con entusiasmo perchè tutto ha un prezzo accessibile.   Saltelliamo tra le gallerie d’arte. Tra i negozi curiosi e quelli imperdibili di Soho. La domenica passeggiamo in Central Park affollata di sportivi e famiglie, scattiamo una foto dopo l’altra e ci coccoliamo come in una commedia romantica. La musica echeggia dalla piazza, mentre noi mangiamo alla BoatHouse come Carrie & Big. Facciamo merenda da Dean & DeLuca come in Felicity e la sera ci godiamo The Lion King Musical a Broadway.   Il ponte di Brooklyn è imponente e taglia il cielo con forza ed eleganza vintage. Il sole sembra più vicino adesso. Fa strano guardare la città dall’alto ma perfino più in alto quando sul far della sera saliamo sul Rockfeller Center per osservare New York illuminata dal 68° piano. Mozza il fiato.  Alla fine di ogni serata saliamo su un taxi e come una cantilena ormai ripetiamo AvenueD e 7th Street East.   Come deciso partiamo su un BoltBus diretti verso Washigton DC per mezza giornata. Il sole risplende e il freddo raggela le ossa. Rimaniamo ammaliati dalla tranquillità che invade l’intera zona del Capitol Hill, del Lincoln Memorial, dal suo ampio parco sui cui lati si trovano numerosi musei, biblioteche ed edifici storici. Scattiamo una foto alla Casa Bianca, che appare inspiegabilmente piccola, prima di tornare all’autobus che ci riporterà a Manthattan.   E’ quasi arrivato il momento di salutare la Mela. Passiamo la giornata tra Union Square, Chelsea e MeatPacking District. Mangiamo Hamburger, Nuggets & Patatine. Visitiamo le gallerie d’arte e ci concediamo pit stop da sogno firmato Diane Von Funstenberg, Alexander McQueen e Stella McCartney. La malinconia ci assale. We LOVE NY.   La mattina successiva tutto è pronto. Fuori piove. Chiusi in un taxi diretto alla Central Station, aspettiamo di arrivare per salire su un treno diretto nel Massachusetts.   To be continued….   Guarda i miei scatti di NEW YORK  |  Leggi anche BOSTON e SAN FRANCISCO  […]

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