COSE A TRE….(CARRIE WITHIN parte 2°)

THREE’s A CROWD  (Tre Sono Una Folla)

Si, questa mattina appena sveglio, ero ancora sotto l’adrenalinico effetto della vittoria Italiana e mentre la sveglia suonava ininterrottamente per la seconda volta, speravo solo di poter rivivere quei rigori, ancora, ancora e ancora una volta – ma non mi trovavo su un campo da calcio bensì nel mio accaldato letto e dovevo muovermi ad ogni costo; anche se sarei rimasto volentieri a poltrire, anche se non avevo alcuna voglia di mettermi in gioco un’altra volta, senza sapere quello che mi sarebbe successo.

Qualche ora dopo, splendevo e mi preparavo ad affrontare la terribile afa, che mi avrebbe fatto sudare e non poco, ma quello che mi preoccupava di più – mentre la solita musica scorreva nelle mie orecchie – era ciò che sarebbe accaduto una volta arrivato.

In realtà era solo un giorno come un altro, quelli in cui vai alla disperata ricerca di un lavoro mentre speri sempre di poter ancora arteggiare per i cavoli tuoi, nel tuo tempo libero – quello che non passi nelle disco ma preferisci trascorrere a leggerti qualche pagina di un buon libro o ascoltarti dell’ottima musica, mentre il sole  è alto e una leggera e soffocata brezza ti sfiora il viso e ti fa sentire vivo, proprio quando temi di essere morto nel tuo mondo fatto di molti meno glitter rispetto a quello degli altri.

Eccomi sul bus. E’ strano come io riesco sempre a trovare qualcuno di interessante, quando salgo su un autobus. Qualcuno di cui vorrei conoscere ogni particolare, curiosare nella sua esistenza e entrare a farne parte solo perché c’è una luce particolare nei suoi occhi.

Ed è qui che stava per iniziare un Triangolo di sguardi furtivi che non avrebbero condotto ne me ne gli altri due partecipanti a niente. Lui guarda lei, lei guarda me, io guarda lei, lei guarda lui  e lui guarda me ed io guardo lui, poi guardiamo di nuovo lei e tutto era già innescato. Era tutto così strano ma divertente ed io non sapevo come trattenere il sorriso – ero entusiasmato da questo platonico incontro a tre su un autobus.

 

Lui è sceso ed ora dovevamo vedercela io e lei. Solo noi due. Ma l’autobus stava per arrivare alla sua destinazione e i minuti che ci rimanevano erano troppo pochi, troppo pochi per scrutarci ancora come ladri in un museo di anime interessanti. Stop. Scendo, lei scende, si gira ma io la sorpasso noncurante – è stato un po’ come cacciarla dal letto una volta finito di fare sesso. Il mio ego era abbastanza soddisfatto da lasciare la presa e lasciarla cadere a terra. Adesso ero in città, milioni di letti sui quali scopare e un numero non quantificabili da anime da frugare.

 

 

Con dieci minuti di anticipo mi presentavo all’appuntamento. A dire il vero, al secondo colloquio e arriviamo insieme, mi spiega che più o meno , aprire, sistemare le piante, dare aria è quello che dovrei fare ogni giorno ed io con curiosità mi domando silenziosamente tra me e me, se crede che da questo momento in poi io lavoro qui.

Non dice molto  e nel frattempo arriva sua madre, una donna affascinante che inonda la stanza di una sicurezza palpabile, abilmente celata dietro ad una stantia giovinezza. Superati i primi silenzi ed imbarazzi ed una volta che, ognuno ha preso il via a fare il proprio lavoro a parte io, ammetto di dover chiedere ulteriori informazioni e così seduti ad un tavolo molto spesso ricoperto da post it, gli chiedo in quanto consisterà il mio periodo di prova, del compenso per quel periodo e di quale tipo di contratto e compenso potrebbe esserci nel caso la nostra collaborazione funzioni.

In un turbinio di “siamo sinceri” ed un’accorta diplomazia, mi rivela di non aver intenzione di stabilire un tempo predefinito (ma accenna più volte ad una stagione) e ne tanto meno, di fissare un compenso – ma mi assicura di provvedermi un panino per pranzo – e così io incredulo di dover ascoltare ancora la solita storia, secondo la quale uno dovrebbe lavorare per la gloria (o in questo esplicito caso, per UN PANINO), esitante incasso il colpo e faccio battaglia mentale a CARRIE che vorrebbe mostrare a tutti la sua e la mia rabbia.

Rimango in silenzio e decido che il tempo da trascorrere lì dentro è ancora troppo lungo per fare una scenata, così sfodero tutte le mie doti recitative e assecondo costantemente, pregando che arrivino le 12.

Poi, lui mi chiede come vorrei essere presentato ai clienti che stanno per arrivare, io con ilarità fingo dicendoli di pensare intensamente alla parola giusta, tipo “mavvaffanculo”…..“stronzo”. No, questo è quello che avrei voluto dirgli, così mi concentro davvero e asserisco <<nome e  cognome potrebbe andar bene>>. Ma non contento, lui, chiede consiglio alla “mamy” – mentre nella mia testa intono la sigla de L’incantevole Creamy Mamy, sotto ispirazione – la donna risponde e il suono delle sue parole interrompe la mia canzoncina mentale, proprio come fa una madre quando spenge la tv davanti agli occhi del figlio e gli ordina di fare i compiti, e dice <<ma lui è qui per fare uno STAGE, direi che nome e cognome va benissimo, si.>> conclude contenta della sua scontata e non veritiera intuizione.

Al suono di quelle parole, la CARRIE acquietata si rifà viva e vorrebbe farla finita; infilare un paio di manichini nel culo dei due interlocutori, distruggere tutto e lasciare il luogo prima che vada in  fiamme. Ecc. ecc.

Anche questa volta, la fortuna non è girata dalla parte giusta o almeno non dalla mia. Solo domani, il mio interlocutore saprà che non ho intenzione di lavorare gratuitamente. Un po’ meno sognatore, oggi, ho portato a casa l’ennesimo colpo basso, quello per il quale mi convinco ancora una volta che faccio bene ad astenermi dal voto – perché la nostra Italia Campione del Mondo, ha ben altro a cui pensare piuttosto che assicurarsi che le cose funzionino come dovrebbero per tutti e non solo per quei buffoni che fingono di prendersi cura di noi  elemosinando voti, solo per assicurarsi il potere.

 

Tamburello le dita sul poggia tastiera, mentre ascolto un vecchio album di Pete Yorn che ho comprato usato. Ispirato, rinnovato e sconcertato, ripenso alla numero che ha caratterizzato 3 come la mia avventura platonica Threesome, 3 come le persone che stavano dentro a quello studio e 3 come le volte che l’ho preso dritto dritto in culo. Che sognatore o no?

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