Paranoico Monologo sul Viaggio

Come sarebbe la vita senza nessun dilemma? Saremmo semplici ed insipidi contenitori “vuoti” di organi o di idee ? O saremmo esseri umani felici e contenti come in un finale da fiaba?

 

E’ ormai da tempo che mi interrogo su quanto sia difficile essere felice e quanto sia più improbabile vivere senza quella sensazione di insoddisfazione che ti guida all’affannosa ricerca del piacere.

Tramortito da ore di pensiero, susseguite dalla sola interruzione cinematografica, sono ancora qui comodamente seduto a riflettere su quanto sia importante fare una scelta. Prendere o non prendere l’aereo diretto negli Stati Uniti.

Per molti sarò uno che vaneggia –  ma per me sono l’ennesimo indeciso.

 

E immediatamente riaffiorano in me tutte quelle tensioni da viaggio. Aver dimenticato qualcosa di cui non posso davvero fare a meno. Avere la certezza di aver preso tutti i cambi necessari senza preoccuparmi però di dove potrei mai usare o lavare così tanta roba, l’attenta selezione musicale e l’immancabile libro da viaggio, quello da leggere e rileggere – nel caso che sia tanto spaventato da non fare attenzione alle parole scritte, impegnando così, più di mezz’ora per comprendere tre semplici righe che nell’intorpidimento mentale da terrore-di-volo diventano le frasi più difficili che tu abbia mai letto e, ovviamente, riletto.

 

La paranoia mi avvinghia e sento già lo stomaco in subbuglio. Fisso un punto casuale, gli occhi si perdono nel vuoto ed inizio ad immaginare già il momento dei saluti che potrebbero irrevocabilmente diventare dei veri e propri addii.

 

Ad incalzare il momento-saluto ci sono immagini flash che mi portano diretto alla meta. Le grandi città. I grandi negozi da visitare e nel quale non comprare assolutamente niente per poter portare qualche soldo avanzato a casa, i musei, qualche tentativo andato male di mostrare i miei disegni e la colazione in un piccolo localino in quel di Soho.

 

Penso ai viaggi in treno. Penso anche che potrei trovare qualcuno con cui fare 4 chiacchere e perché no, magari condividere un pezzo di viaggio – magari uno/a sconosciuto/a interessante e alternative – ma poi penso che potrebbe essere la solita fantasia che si prende gioco della mia parte di mente, sana.

 

Tutto è sbilanciato; immaginazione, sogno e realtà si mischiano incoerenti nei miei pensieri ed io cerco affannosamente di trovare un ordine alle cose. Mi ripeto che “questo è così”, questo sarà così”, quest’altro potrebbe esser così” senza trovare una soluzione abbastanza convincente da non farmi esitare ancora e premere il tasto “prenota” che lampeggia davanti ai miei occhi stralunati davanti allo schermo del mio computer, nel bel mezzo della notte.

 

Allora decido che, se neanche il tentativo di RIODINARE le cose funziona, posso aggiungere speranze al potente mix-confusionale. Do una scorsa veloce al mio immaginario e mi trovo a fare i conti con un’improbabile negozio di scarpe Manolo Blanik visto in SEX AND THE CITY – ma non mi appare affatto un buon motivo per farmi 9 ore di volo – allora rivisto tra i ricordi e mi scorgo a disegnare seduto ad un tavolino della NY University, ma neanche FELICITY sembra convincermi….

 

Paranoico mi arrendo. E mi dico che potrò decidere solo domani. Domani è più vicino di quanto io non creda. Ancora convinto che il Dilemma sia una delle cose più avvincenti della nostra – un po’ triste esistenza – rimango indeciso, pronto a cominciare tutto da capo, ma domani….

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